Nicosia: lettera ad una città ferita

Emozione. Incredulità.

E un senso di tristezza misto ad angoscia sono i sentimenti che ti avvolgono quando ci si ritrova di fronte al muro che taglia in due Nicosia.

E’ l’ultimo muro che divide una capitale al Mondo.

È qualcosa di assolutamente spiazzante.

Spinti dalla curiosità di conoscere questo pezzo della nostra storia contemporanea, di capire il perchè si è arrivati alla sua costruzione e soprattutto da oltre 40 anni al suo mantenimento, Nicosia è stata una tappa imperdibile del nostro on the road a Cipro.

Ma nonostante i vari articoli letti, le ricerche approfondite e le foto viste prima di partire, quando si è lì presenti nessuno “studio” si rivela sufficiente.

Si cercano risposte negli sguardi degli anziani seduti all’ultima taverna prima del check point, si sbircia oltre il filo spinato che circonda la zona cuscinetto dove tutto si è fermato nel tempo, si provano a tradurre i murales che ricoprono gli edifici abbandonati.

Perchè si ha bisogno di trovare un motivo a tutto ciò.

Perchè quando i soldati ti chiedono il passaporto per muoverti tra il nord ed il sud della stessa città, niente è più così semplice come sembrava.

Niente è come dovrebbe essere.

Non si tratta di visitare semplicemente un Paese.

Per noi non lo è mai stato, siamo sempre spinti dalla voglia di comprendere il luogo che ci ospita.

Non si è mai dei semplici turisti quando si viaggia con il cuore e la testa totalmente pieni da ciò che si ha intorno, quando i colori, i profumi, le storie, le voci diventano parte della tua vita.

E con Nicosia è così.

Perchè le sue ferite non puoi non vederle e non provare il desiderio di cercare di curarle.

Non si può soltanto passeggiare con la testa all’insù, scattando foto per immortalare l’inusuale check point al centro della città o comprando dei souvenir pagando in Lire turche.

Non si può non restare senza parole, e non cercare di comprendere la storia complicata di questa piccola isola nel cuore del Mar Mediterraneo.

Così vicino a noi eppure quasi invisibile.

Nessuno ne parla, non si discute di questa situazione immobile da 40 anni.

Non ci si indigna nè si protesta.

Intere generazioni cresciute senza muoversi all’interno della medesima isola per non accettare questa divisione, per non “tradire” i propri nonni e padri per i quali Cipro è una soltanto.

E così mentre te passeggi per queste stradine con la testa strapiena di domande, è arrivata l’ora di rientrare nella propria “zona”.

Perchè ovunque te risieda, a Nicosia nord o a Nicosia sud, dovrai mostrare il tuo passaporto per tornare a casa.

Non finirò mai di domandarmi il perchè.

Spero di rivederti un giorno senza più filo spinato, barili di latta e documenti da mostrare.

Ciao Nicosia

ferita, lacerata

incredibile, meravigliosa.

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